I rapporti tra i diversi clan continuavano a essere caratterizzati da alleanze e conflitti, spesso sfociati in omicidi e agguati. La NCO rappresentò il modello della «camorra di massa», basato su un reclutamento esteso, sull'impiego di rituali e sul controllo capillare delle estorsioni e dei traffici, in contrapposizione alla «camorra-impresa», orientata agli affari e ai partenariati con Cosa nostra. Inoltre, la camorra iniziò a tessere legami con reti criminali internazionali, ampliando i traffici illeciti e consolidando la propria capacità di adattamento e sopravvivenza in un contesto economico e sociale in rapida evoluzione. La mancanza di una struttura verticistica consolidata, unita al crescente inserimento dei camorristi nei traffici illeciti internazionali, determinò una trasformazione del sistema criminale locale.
Parallelamente, la camorra ha consolidato la propria presenza nei traffici di stupefacenti, nelle estorsioni, nell'usura e nel controllo di attività economiche, sviluppando al contempo una crescente capacità di infiltrazione nell'economia legale. Le principali attività criminali comprendevano l'infiltrazione negli appalti pubblici, l'immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, il riciclaggio di denaro, l'usura e il traffico di droga. La crescente espansione della Nuova Camorra Organizzata e il progetto di Raffaele Cutolo di riunire sotto un'unica struttura gerarchica le organizzazioni criminali campane suscitarono la reazione dei principali clan già attivi sul territorio. Il fenomeno si caratterizzò inoltre per una crescente infiltrazione nelle istituzioni locali e per lo sviluppo di rapporti con imprenditori plinko gioca e politici, favorendo l'accesso agli appalti pubblici e a forme di protezione e contribuendo così al consolidamento del potere dei clan. Le attività camorristiche interessarono in particolare i mercati, gli appalti e altri settori dell'economia urbana, nei quali gli affiliati potevano esercitare forme di intermediazione, estorsione e controllo.
Nei primi anni Sessanta Napoli diventa così il centro del contrabbando, determinando uno scontro tra le cosche mafiose e i clan marsigliesi. È l'anno in cui viene chiuso il porto franco di Tangeri e i depositi delle società venditrici di tabacco si spostano all'altezza delle coste iugoslave e albanesi. Nel periodo fascista il fenomeno sembra quasi del tutto scomparire. Viene così ad attutirsi, anche per il diffondersi nelle più fertili campagne circostanti di forme di criminalità legate specificamente alla commercializzazione dei prodotti agricoli. Il processo Cuocolo (1911), con alla sbarra tutti i capicamorra della città, segna l'ultima delle tante repressioni della c., che la metterà per anni fuori gioco.
Il 4 luglio 2019 la Guardia di Finanza sequestrò nel porto di Genova 538 kg di cocaina, per un valore di 200 milioni di euro, destinati alla camorra. La polizia ha anche confiscato 11 milioni di euro appartenuti a Iavarone in Ecuador. Nel 2016 Salvatore Iavarone, broker in Sud America rappresentante del clan Tamarisco di Torre Annunziata, è stato arrestato in Ecuador. I legami tra i cartelli della droga sudamericani e i clan camorristici risalgono almeno agli anni '80, avendo nel corso degli anni stabilizzati numerosi canali privilegiati della droga dal Sud America all'Europa. Secondo quanto riferito, entrambe le organizzazioni collaborano nel settore del traffico di droga. Le giunte comunali non sono le uniche istituzioni ad essere state oggetto di scioglimento per infiltrazioni camorristiche.